lunedì 7 aprile 2008

LIBERA!!!!



Non so se il mio blog sia stato letto nel week-end, o se semplicemente anche il nostro resp si sia reso conto che non era umano recluderci nella celletta, ma stamattina è entrato nella 2mX2m e ha declamato "siete libere di lavorare dalla vostra postazione".

I volti si sono illuminati, mi è sembrato di vedere gli occhi di qualcuno brillare un pò umidi e mentre non mi trattenevo dal dire oddio grazie, una di noi - sicuramente affetta da Sindrome di Stoccolma - ha anche avuto il coraggio di lamentarsi e manifestare la sua intenzione di restare nel bunker.

La follia, questa nostra amica.

Io personalmente mi sento di dire solo yuppieyuppieyeah. :-)

Il piacere di dormire



Nei periodi in cui non sono insonne mi sembra una cattiveria costringermi ad alzarmi la mattina. Inerrompo i miei sogni - mio pane quotidiano - per catapultarmi nella realtà. L'idea di prendere il motorino e fare tutta quella strada mi fa spegnere la sveglia e dire "ancora 5 minuti..." per poi fare tutto di corsa e non avere mai il tempo di fare colazione. Mai.

YAAAAWWWWN! Io ho sonno. Domenica ho dormito circa 12 ore, anche se non di fila. Vorrà pur dire qualcosa no? Ho degli arretrati? Sono stanca? Depressa? Stipsi? Secchezza delle fauci? Non lo so, so solo che DEVO e VOGLIO dormire (se possibile galleggiando in quella vasca calda stupenda all'aperto).

Vabbè, ora mi alzo davvero.. la micro stanzetta mi aspetta... argh!

domenica 6 aprile 2008

Vai al lavoro? No, in reclusione



E' passata la prima settimana di reclusione. Ultimamente al lavoro ci stiamo concentrando tutti su un prodotto specifico, per fare in modo di capire quale siano blocchi che non lo fanno avanzare spedito e una volta individuati, andare avanti in modo spedito. Si chiama "settimana del Kaizen" (con la N finale). Ironia a parte, il Kaizen (改善) prende il nome da KAI (cambiamento) e ZEN (meglio), ed è una metodologia di lavoro inventata dalla Toyota.

In pratica nelle prime due settimane si individuano i Muda (blocchi), nella terza (la settimana del kaizen) si lavora per migliorare in modo spedito il progetto, nella quarta ed ultima si tirano le somme per vedere quali obiettivi sono stati raggiunti, e cosa lo impediva precedentemente.

Durante la settimana/mese del kaizen si dovrebbe lavorare tutti in armonia, essere tutti concordi e liberi di esprimere il proprio punto di vista, e stare in un ambiente rilassante e piacevole dove nessuno viene per nessuna ragione complevolizzato per gli errori precedenti.
L'energia viene dal basso - questo dice la filosofia del kaizen - e non dal management, che servirà invece come guida per mettere la forza operativa nelle migliori condizioni per lavorare al meglio e arrivare ai risultati desiderati con grinta e passione.

Bene, quando ci viene proposto (era già deciso in effetti) reagisco con entusiasmo. Mi sembra una bella cosa, utile, divertente e efficace. Il primo giorno ci chiudiamo in 4 in una stanza di 2 mq. Il clima torna finalmente ad essere abbastanza disteso per la prima volta da settimane, e sono piacevolmente soddisfatta, tanto che mi chiedo perché non si sia fatto prima e perché non portarlo avanti anche successivamente, ecco, magari non nella stanzetta angusta senza finestre.

Passiamo la giornata del kaizen (iniziata alle 14) nella stanzina ad attaccare proiezioni sui muri con lo scotch di carta, e tante altre cose interessanti prodotte nei giorni precedenti. Vedere il tuo lavoro sul muro fa sempre un bel effetto.

Il giorno II il nostro responsabile attacca sulla porta della stanza un disegno di un elmetto militare con scritto sotto "war zone" che mi lascia un pò perplessa perché penso che poco c'entri con la filosofia di base, ma mi faccio una risata pensando che sia ironico. Entriamo nella stanza con una nuova persona al suo primo giorno di lavoro, e notiamo che gran parte dei fogli attaccati il giorno prima sono sul pavimento, con lo scotch che svolazza. Beh, li riattacchiamo e siamo pronti a concentrarci con determinazione e entusiasmo.
Tempo 10 minuti e il clima torna quello di sempre, di sano e trasparente nervosismo. Le miei idee di ricostruzione e di collaborazione fatta con il sorriso svaniscono, e mentre si allontanano iniziano i primi cenni di cedimento. Alle 19h30, dopo diverse ore senza contatti esterni - e quando dico assenza intendo NO persone diverse da noi, NO skype, NO messenger, NO gtalk, anche se servono per parlare di lavoro - la tensione altissima, l'assenza di luce diretta, e lo stare stipati in pochi metri ci guardiamo e siamo tutte occhiuaiute, con il mal di testa, e i capelli sconvolti. Dopo un pò ce ne andiamo a casa dove ognuna di noi crolla senza riuscire a proferire parola.

Il giorno III arriviamo tutte nella saletta - ribattezzata il bunker - ma manca il nostro responsabile. Dopo poco avverte una di noi che non sarebbe venuto, causa incidente di persona cara. Poiché conosco la persona interessata direttamente, mi dispiaccio ma una volta capito che è stato solo un piccolo trauma, torno al mio lavoro giapponese.
Mi sento sempre di più come Aldo Moro e anziché stringere fra le mani "la Repubblica" fanno fede le pubblicazioni sul prodotto che sono (in parte ancora) attaccate alle mie spalle. Inviamo segnali con scritto "chi vuoi salvare dal bunker?" a chi ci vede da fuori sperando nel miracolo.
A pranzo ci rendiamo conto di avere la risata isterica. Non riusciamo a formulare una frase normale senza scoppiare in lacrime dalle risate. Abbiamo le gambe molli, lo sguardo perso, le spalle curve.
Alle 20h45 finalmente me ne vado a casa con il solito mal di testa, che cresce esponenzialmente.
La notte dello stesso giorno mi sento malissimo. Vomito - ecco, sì, i dettagli - e emicrania, tanto che mi chiedo cosa sia conseguenza di cosa. Titubo un pò, ma alla fine decido di non andare al lavoro perché davvero non sto affatto bene.

Il giorno IV quindi lo salto e faccio solo un pò di cose da casa.

Il giorno V una nuova persona si aggiunge al nostro team. Forse perché dovremmo entrare in 6 in uno spazio dove entrano a malapena 4 portatili sul tavolo, forse perché i nostri volti gridano pietà, ma il nostro responsabile decide di lasciarci lavorare nell'open space, con luce, aria, spazio, possibilità di lavorare per conto proprio.
Sento un sospiro di sollievo generale, mi siedo nella mia postazione vicino alla finestra e mentre vedo passare un paio di uccellini là fuori, inizio a lavorare con tutte le mie comodità. La tentazione di scrivere un post su quanto sia bello riacquistare la propria libertà, tornare alla vita è fortissima, ma decido di posticiparlo per concentrarmi sul mio lavoro.
Tirando le somme della prima settimana comunque, mi sento di dire che il kaizen - o forse dovrei chiamarlo il campo kaizen, visto che i ritmi sono più militari che di armonia - porta una discreta sfiga. All'attivo abbiamo: un incidente, quattro persone su quattro affette da emicrania, una stroncata dalla nausea, un occhio nero.

Oggi è domenica, e so che domani non ci sarà nulla che potrà salvarci dalla celletta. Ieri, come se non bastasse sono anche andata al lavoro, ma giuro che entrare nell'ufficio semi vuoto, con tutto quello spazio, quella luce e quel clima disteso, mi è sembrato un miraggio. Ho imparato qualcosa, ridendo e sentendomi libera di fare tutte le domande che volevo. Certo, non nascondo che quando mi sono svegliata e ho visto il cielo AZZURRO con il sole che spaccava le pietre, ho pensato a 1200 cose da fare e nessuna di queste prevedeva un passaggio nella periferia di Milano (anzi, fuori Milano) per vedere alcuni miei colleghi. Ma alla fine sono state 3 ore interessanti, lo ammetto.

Quando ho raccontato la nostra reclusione ai miei nuovi - e vecchi - amici psichiatri conosciuti a una cena, tutti hanno strabuzzato gli occhi e hanno detto un corale NO, VI DOVETE RIBELLARE. Ah! Una rivoluzione cara e vecchia rivoluzione! Il mio sangue francese ribolle e anche io voglio rivendicare il mio diretto al pane, che nel caso specifico si chiama luce. Mariantonietta ti rendi conto di cosa ci stai facendo?
Ma una rivoluzione va fatta tutti insieme, e se c'è una cosa che manca e che mi fa soffrire più di tutto, è proprio la complicità. Sarebbe come cercare di far aprire gli occhi a una caserma.
Ma ora il soldato palla di lardo signore, si concede le ultime 20 ore di libertà signore.
E da domani tornerà il buio anche sul mio blog, dopo questo infinito post. Scusate la logorrea, ma ho bisogno di contatti umani.

Per pietà, salvatemi. ;-)

martedì 11 marzo 2008

C'è crisi





Sono talmente concentrata sul lavoro e passo talmente tante ore in ufficio che:
- non aggiorno quasi più il mio blog (e nemmeno quello semi segreto o quello super segreto), cosa che peraltro mi fa abbastanza arrabbiare
- il mio tumblr è fermo a un mese fa
- non scarico un pezzo da secoli e il mio ipod mi fa venire lo sconforto per quanto l'ho ascoltato e riascoltato da Porta Romana a Sesto Marelli ogni mattina sempre con gli stessi brani
- non so più niente della scena indie tanto che oggi ho visto Bugo in TV e non l'ho riconosciuto fino a quando non ha iniziato a cantare (anche vero che con 'sto taglio di capelli non si può guardare, eh)
- i miei amici non mi chiamano quasi più per uscire la sera perché "tanto fai sempre tardi al lavoro e poi anche se esci dopo sei stanca..."
- Valda non mi caga più e preferisce uscire a fare la passeggiata con mia sorella che con me
- faccio dispiacere mio padre perché non vado a Pasqua in Bretagna a trovarlo come promesso "Sai, dobbiamo partire con questo evento.. e non posso partire proprio ora mi dispiace.. proviamo il 25 aprile, ok?"
- abbiamo dovuto prendere una donna delle pulizie a casa perché non avevo mai tempo (e voglia eh) di mettere a posto o passare l'aspirapolvere

In tutto ciò ogni persona sana di mente si aspetterebbe di avere però un grande successo sul lavoro e invece ogni giorno mi sento sotto esame.

Ordunque: dov'è l'errore? Combattuta, delusa, amareggiata, stanca, un pò triste. Torno a casa ogni sera e alle 20h00 in metro mi chiedo come fare, cosa fare, come migliorare, ma non trovo mai risposta.

Insomma, cosa posso fare mai a questo punto se non riprendermi la mia vita visto che ogni mio sforzo è vano?
Stasera accendo la tv per la prima volta da mesi e guardo Operazione Tata mentre aggiorno il mio blog, scarico un gruppino nuovo, penso a che immagine caricare sul Tumblr, con Valda copilota sul divano che mi porta nel viaggio alla ricerca della normalità perduta.

L'emicrania quasi se ne va. Faccio la figlia dei fiori e non penso al domani cercando di concentrami solo sui lati positivi. Penso alle persone simpatiche, come il mio "amico" Daf, alle belle cose che potrei fare sul prodotto che seguo e farò finta di niente quando verrò trattata come non mi merito.

Cercherò di arrivare con il sorriso come sempre e se non verrà ricambiato e se nemmeno verrò salutata non ci baderò. A un certo punto oltre al dispiacere subentra la sopravvivenza.

Ora devo seguire la mia "to do list" delle cose che mi divertono. Evvai.